Con i Fleet Foxes sul palco obbligatorio stare zitti. E se non lo fai, sono gli altri a chiederti di fare silenzio con un poderoso “sshhh…”. All’Estragon di Bologna non capitava da un po’. Ci voleva Robin Pecknold, da Seattle (anche se ora di casa a Portland, Oregon), a far ripiombare tutti in un silenzio surreale, dalle atmosfere calde e intimiste, a dimostrare che un concerto indie folk lo si apprezza soltanto se in completa simbiosi con la band.
Barbe lunghe e camicie di flanella a quadroni dalle tinte rossicce-marroni si muovono sul palco caratterizzando sia i Fleet Foxes che fonici e tecnici al mixer. Continuo a chiedermi come mai i gruppi che suonano questo genere debbano per forza indossare una simile divisa, quasi fosse una regola. Non esiste forse un distributore di lamette, anche usa e getta, sulle montagne dello stato di Washington? Dove, fino a prova contraria, arriva l’elettricità e il cemento delle strade statali. Affibbiare look e abbigliamento a un preciso sound limita il tutto a categorie predefinite che si trasformano in clichet privi di originalità. Voglio dire, stesso discorso lo si potrebbe fare per indie, metal e così via. Ma perché? Non c’è che dire, comunque: addosso a mister Pecknold questo stile calza a pennello.
Non si fanno desiderare i Fleet Foxes, che attaccano a suonare alle dieci meno un quarto. Una batteria ben calibrata e mai ingombrante, cori a fare sempre da sottofondo, chitarre a non finire accompagnate dall’aggiunta di un contrabbasso e molte fasi in completo assolo. La band di Seattle trascina in un istante il suo pubblico nel limbo dei due dischi all’attivo, quello omonimo datato 2008 e il recente “Helplessness Blues”. La voce del frontman è impeccabile, precisa, soave. Gli aggettivi si sprecano per una performance che trasforma il concerto in una esperienza decisamente più esaltante dell’ascolto della tracce da cd. Anche lo stereo di casa più formidabile toglie alla prestazione dei Fleet Foxes il gusto delle atmosfere montanare più ruvide e spigolose.
Dopo un’ora e quaranta di live, Robin Pecknold si lascia alle spalle la nebbia di Bologna. In bocca resta il sapore di una polenta al cinghiale. O almeno dell’equivalente piatto americano di montagna… Le frittelle con lo sciroppo d’acero dite che vanno bene??!
Fleet Foxes @ Estragon, Bologna: il report live
Posted: 22/11/2011 in Music Events., Music Reviews.Etichette: 19 Novembre 2011, Bologna, Estragon, Fleet Foxes, recensione, Robin Pecknold


