Planet Funk @ Estragon: il report live

Posted: 08/01/2012 in Music Events., Music Reviews.
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Ci voleva una grande scossa per tornare. E i Planet Funk, dopo cinque anni di lunga attesa, indubbiamente questa scossa se la sono data: non solo nel titolo del disco, appunto “The Great Shake”, ma anche nella scelta del proprio nuovo leader.
Il nome che eredita il difficile compito del britannico Dan Black è quello di Alex Uhlmann, dal piccolo stato del Lussemburgo. Il timbro di voce sembra in effetti avvicinarsi a quello dell’ex frontman dei The Servant, ma non a dire il vero la presenza sul palco, a tratti meccanica, non sempre carismatica, incapace di ingannare il tempo nelle pause non cantate dei brani. Il pubblico dovrà certo abituarsi alla nuova figura, un passaggio questo mai agile, ma l’impressione è che occorra uno stratagemma per consolidarla il più possibile agli occhi dei fan ed evitare che passi inosservata. Alex lo sa e per questo urla subito al microfono di sentirsi legato alla città di Bologna per il fatto di avere studiato, grazie al progetto Erasmus, proprio sotto le Due Torri. Già per questo ci sta simpatico.
E poi ci sono le nuove canzoni, lontane anni luce da quelle, datate 2002, che avevano letteralmente spopolato con “Non Zero Sumness”. L’ultimo lavoro dei Planet Funk si avvale infatti della collaborazione di artisti come Jovanotti e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, influenze che hanno finito per ingabbiare il disco in un contesto pop di reminiscenze eighties (non parliamo poi della somiglianza fisica tra Uhlmann e Sangiorgi!). Il singolo “Another Sunrise”, dal titolo anche qui non casuale, rispecchia forse più fedelmente di tutti gli altri brani l’anima della band, insieme alla cover, non inserita nel cd, realizzata per il film “La kriptonite nella borsa” che ha riesumato (per l’ennesima volta!) la “These Boots Are Made for Walkin’” di Nancy Sinatra. Risultato comunque più che buono e reinterpretazione convincente.
Nella tracklist sentita all’Estragon di Bologna spiccano proprio le due appena citate (la prima riproposta una seconda volta anche nel bis), affiancate da “Paraffin”, “Inside All the People”, “The Switch” e “Lemonade”. Resta invece un po’ l’amaro in bocca per una versione dell’attesissima “Who Said” che, cantata monocorde, non è stata capace di regalare grandi emozioni. Dispiace infine non aver potuto apprezzare dal vivo “Stop Me” ed “Everyday”, singoli ben riusciti del secondo disco.
Dopo un’ora e mezza di concerto, i Planet Funk passano la prova di Bologna, complice anche un pubblico che si è riscaldato man mano, in corrispondenza della riproposizione dei successi più conosciuti. Come ogni volta che un gruppo si dà una bella scossa e ne esce piuttosto rigenerato, la curiosità è ora capire se il disco successivo sarà in grado di mantenerla.

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